| Il Garante per la Privacy si è pronunciato ufficialmente in riguardo al caso Peppermint. Come ricorderete, a Marzo 2007 ben 4′000 italiani dichiararono di aver ricevuto una lettera da Peppermint Jam, nota casa discografica tedesca, nella quale li si invitava al pagamento di una multa in seguito ad alcuni download illegali, via P2P, di files musicali coperti da copyright. | ||
| Il comunicato definitivo del Garante è arrivato dopo lunghi mesi di dialoghi tra le parti, che hanno portato a scrivere: L’Autorità per la privacy ha chiuso l’istruttoria avviata sul “caso Peppermint”, la società discografica che aveva svolto, attraverso una società informatica svizzera (Logistep, utilizzata anche dalla società Techland con riferimento a software relativi a giochi), un sistematico monitoraggio delle reti peer to peer (P2P). Tramite l’utilizzo di software specifici, le società avevano individuato numerosissimi indirizzi IP (che identificano i computer collegati ad Internet) relativi a utenti ritenuti responsabili dello scambio illegale di file: erano poi risaliti ai nomi degli utenti, anche italiani, al fine di potere ottenere un risarcimento del danno. Il Garante, richiamando anche la decisione dell’omologa Autorità svizzera, ha ritenuto illecita l’attività svolta dalle società | ||
| Cosa ha portato a questa decisione? La direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche, che vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati, nei riguardi di un numero elevato di soggetti. Di conseguenza, la Peppermint non potrà portare avanti la propria operazione antipirateria privata. Ma c’è di più: dovrà eliminare, entro il 31 Marzo 2008, tutti i dati personali degli utenti coinvolti nella loro azione di spionaggio. Insomma, per una volta, il messaggio italiano è forte: il P2P illegale va punito, ma per farlo non si può ricorrere ad altrettante azioni illegali. Un comunicato deciso e irrevocabile, che sancisce senza diritto di replica, la colpevolezza di Peppermint, che oltre alle spese economiche per l’ azione di spionaggio e per gli avvocati, si è procurata anche un notevole danno di immagine. | ||
| MAGGIORI INFORMAZIONI | ||
| Tratto dal blog di Guido Arata |
Il controllo degli utenti fatto dalla Peppermint è stato dichiarato illegale
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